Marco Pizzicaroli: un eroe dei nostri tempi

Marco Pizzicaroli: un eroe dei nostri tempi

PizzicaroliPrimo pomeriggio di un caldo 2 luglio 1982. Un aereo dell’aeronautica militare italiana, un F 104 G del 28° Gruppo, sta rientrando alla base a conclusione di un volo di routine. Sorvola il Comune di Salizzole, in provincia di Verona. Alla guida il sottotenente Marco Pizzicaroli. L’ufficiale fa parte del Corso “Sparviero Terzo”, ed è momentaneamente (da tre settimane) aggregato al 28° Gruppo, a Villafranca, allo scopo di accumulare ore di volo in quanto, non essendo ancora egli un “Combat Ready”, non risulta abile a partecipare alla missione Tac-Eval che si sta compiendo in quel periodo a Istrana, in territorio veneto.

E’ nato il 19 settembre del 1957 in una borgata romana, Tor Sapienza, figlio di due maestri elementari che insegnano nello stesso quartiere. Nonostante la giovane età, vanta già una discreta esperienza: dopo l’Accademia viene infatti subito scelto per essere inviato negli Stati Uniti a seguire corsi di perfezionamento al volo. In America il suo carattere allegro e gioviale gli fa guadagnare le simpatie di tutti, tanto che diventa la mascotte del gruppo e gli viene affidata la gestione della vita associativa tra piloti italiani e statunitensi.

Al termine del corso, nel 1981, torna in Italia e viene addestrato al volo, prima sugli aerei G91, poi sui caccia F104, formidabili aerei da combattimento ma, anche, delicate e sofisticate macchine, da pilotare con perizia certosina. Infine è assegnato alla base aerea di Istrana.

Improvvisamente, ad un certo punto di quel volo del 2 luglio, il motore va in avaria e l’aviogetto, privo di spinta, perde paurosamente quota. Dalla torre di controllo gli viene ordinato di eiettarsi, ma davanti alla prua si profilano, nette e troppo vicine, le abitazioni. Marco non esita a virare, puntando sull’aperta campagna, tra Colombarotto e Boschetto. Solo dopo avere quasi sfiorato un trattore al lavoro nell’azienda agricola “Cavattoni” di Boschetto, decide di azionare il seggiolino eiettabile. Ma è troppo tardi perché il paracadute si apra. L’impatto, alla base di un filare di pioppi, è tremendo ed il paracadute si affloscia sopra il corpo dell’ufficiale, coprendolo come un sudario. L’aereo, il supersonico F 104G, “spiattella fra le stoppie per duecento metri, finendo per disintegrarsi ed incendiarsi”, come diranno le cronache dell’epoca.

L’agricoltore Gaudenzio Cavattoni dà subito l’allarme, telefonando ai carabinieri ed ai vigili del fuoco, mentre i suoi figli si precipitano in soccorso del pilota, trovandolo purtroppo privo di vita. Marco Pizzicaroli, pur potendo salvarsi, compiva così un gesto eroico per evitare di uccidere gli abitanti del posto, trovando la morte egli stesso a 25 anni.

Sul luogo del decesso, tre anni dopo la sciagura, fu collocato un cippo commemorativo, dov’è scritto: “Il 2 luglio 1982 nel cielo di Villafranca il reattore F 104 su cui prestava servizio andava in avaria creando un pericolo di morte per gli abitanti dei paesi sottostanti. Pur avendo la possibilità di salvarsi abbandonando l’aereo, decideva di rimanere ai comandi facendo mostra di alta professionalità e senso del dovere, si dirigeva in aperta campagna dove il destino lo volle morto nel corpo ma vivo nel ricordo della cittadinanza riconoscente. Siderum virtute tenus”.

Sempre in quegli anni anche il suo quartiere romano lo volle ricordare in eterno, erigendo un monumento nella Piazza antistante la sua abitazione.

Più tardi, il Comune di Roma intitolò una scuola materna ed elementare al suo nome e, il 15 novembre 2011, il Consiglio del VII Municipio della Capitale gli ha dedicato la nuova sala consiliare.

Non basta, perché già il 2 giugno 2002, a vent’anni da quel gesto di sommo altruismo, anche la scuola elementare di Bionde di Visegna, nel Comune di Salizzole, dove avvenne la tragedia, è stata intitolata a Marco Pizzicaroli, la cui memoria nel frattempo era stata insignita della medaglia d’oro al valor civile.

Il 3 ottobre 2012, a trent’anni dalla scomparsa di Marco, la figura del coraggioso pilota è stata celebrata nel suo quartiere natìo, presso l’istituto scolastico che reca il suo nome, con una commovente cerimonia voluta soprattutto da Francesco Figliomeni, un consigliere del VII Municipio cui non difetta certo la sensibilità umana. Nel corso dell’evento, allietato dalla banda musicale dell’Aeronautica militare, è stata scoperta, dagli oramai anziani genitori dell’eroe, una targa, alla presenza di molti di quelli che – giunti da varie parti d’Italia – all’epoca erano i compagni di corso di Marco Pizzicaroli (oggi quasi tutti con il grado di Generale).

L’unico neo della straordinaria giornata è che la stampa cittadina, sicuramente allertata dagli organizzatori dell’iniziativa, non ha dedicato neppure una riga a questa toccante manifestazione, essendo troppo impegnata a trattare delle vicende di alcuni papponi, profittatori del ruolo politico da costoro indegnamente ricoperto al Consiglio regionale del Lazio.

E di fronte a questi malfattori di bassa lega, di cui tra qualche mese nessuno avrà più memoria, la figura di chi, come Marco Pizzicaroli, ha sacrificato la propria vita per salvare quella altrui, si staglia netta ad imperituro ricordo di quello che, in modo sacrosanto, quel cippo commemorativo in terra veneta ha definito essere “un eroe dei nostri tempi”.

6 Responses to “Marco Pizzicaroli: un eroe dei nostri tempi”

  1. gennaro leone scrive:

    Caro Rod,
    che dire?
    Solo una domanda, quanti oggi sarebbero capaci a fare il gesto di enorme umanità fatto dal grande Marco Pizzicaroli?
    Grazie per aver scritto questo articolo, non conoscevo i fatti.
    Gennaro

  2. m.e. scrive:

    Bell’articolo, io ho vissuto l’evento raccontato in questo articolo, da piccolo abitavo a 1km dall impatto. Quando ho sentito il “boato” ho preso la bici e mi son recato sul posto…. Immagini che non dimenticherò mai….

  3. fabiana scrive:

    Quando precipitò avevo 20 anni ed ero la sua fidanzata. Marco era un ragazzo determinato e lucido quanto modesto e generoso, il suo atto di eroismo è stata la naturale conseguenza del senso del dovere e del gioioso rispetto della vita che da sempre respirava in famiglia. Grazie per il bell’articolo, lui è sempre nel mio cuore e sapere che dopo 30 anni può essere di esempio e trasmettere coraggio e valori profondi a chi viene a conoscenza dell sua storia, rende più dolce il dolore vissuto all’epoca.

  4. alessandra scrive:

    Quando l’ho conosciuto ero bambina ed il ricordo che ho di lui, è di un ragazzo educato e sorridente che faceva le scale a due a due.

    Marco ha scelto di morire e non so francamente quante persone anche più grandi e mature avrebbero fatto e, farebbero la stessa cosa.

    Oggi poteva essere un uomo che stava vivendo la sua vita, accanto probabilmente ad una moglie e sarebbe stato padre, zio, fratello, amico ed avrebbe vissuto e condiviso con loro il suo percorso….invece ancora ragazzo, anche se animato da una grande forza interiore, da un carattere forte e da uno spirito cattolico invidiabile, ha scelto di rinunciare a tutto per sconosciuti.

    Uomi come Marco andrebbero ricordati non solo da chi li ha conosciuti, ma le istituzioni dovrebbero “celebrarli” e fare in modo che la loro memoria non sia solo un ricordo sbiadito, ma tangibile e vivo perchè persone come Marco hanno fatto si che altri uomini avessero la vita che lui ha scelto di sacrificare. Ha deciso quel giorno di segnare la Sua vita e quella della Sua famiglia, in favore di altri che quella sera e tutte quelle della loro vita hanno cenato, discusso, riso, pianto, si sono sposati, hanno fatto figli, hanno visto i nipoti e quindi nel bene e nel male hanno vissuto eq eusto solo grazie a Lui.

  5. Carla scrive:

    Avevo 16 anni e vivevo “al 59 di via degli armenti” . Quella notte la notizia arrivo’ svegliando tutto il cortile delle 5 palazzine, in una delle quali viveva marco con la sua famiglia. Ricordo bene quella notte…..come ricordo la dignità dei suoi genitori il giorno dei suoi funerali a Tor Sapienza. Poco si è raccontato del capitano pilota Marco Pizzicaroli….quasi nulla. È bene però che i nostri figli sappiano….che riconoscano “gli eroi” nel quotidiano. Un gesto enorme, di un altruismo che io stessa non conosco. Oggi insegno nella scuola a lui dedicata; il piccolo plesso di Tor Sapienza , ed oltre ad insegnare didattica, tengo vivo il ricordo di Lui nei miei alunni. Pronta a “commemorare” anche il 35 esimo anno dalla sua salita in cielo….
    Una maestra

  6. Dario Puzone scrive:

    Marco era mio vicino di branda in Accademia a Pozzuoli. Mi ospito’ a Roma dai suoi genitori che ricordo con grande affetto e non mi stupisco di ciò che ha fatto per salvare la vita di molte persone perché Marco era un ragazzo eccezionale con un cuore grande come una casa.
    Sono certo che ogni cadetto dello Sparviero Terzo avrà un bellissimo ricordo di Marco e spero che il suo sacrificio resti nella storia e serva da insegnamento.

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